Brillanti, freschi e trasognati sono i due protagonisti principali, Mia and Sebastian e brillante, fresca e trasognata è anche l’atmosfera che si respira guardando “La La Land”. Atmosfera che filtra lo schermo e si infonde nello spettatore, il quale entra nel suo sogno e segue al contempo i sogni e le vicende dei due personaggi.

Non c’è però soltanto il potere travolgente del sogno, c’è il potere trascinante della musica: l’uno lascia il giusto spazio all’altro.

L’aspetto di Los Angeles in “La La Land” con i suoi colori pastello, le sue luci soffuse e i lampioni delle scene crepuscolari ha rimandato la mia memoria ai dipinti da me visti a una mostra di Edward Hopper. La citazione delle opere del pittore si fa evidente più la trama prosegue e rende la scenografia protagonista al pari degli attori. Non è l’unica citazione ricorrente nella pellicola, la quale è infatti ricca di omaggi del passato: vi sono richiami a Singin’ in the rain (1952),  Side Story (1961), Moulin Rouge (2001) e a innumerevoli altri musical che hanno lasciato il segno nel genere.

Se ritenevo che il regista Damien Chazelle nel precedente suo film “Whiplash” volesse trasmettere un eccessivo ed esasperato amore per la musica, in “La La Land” questo amore si fa delicato e autentico, specchio della sua passione sincera per la musica jazz.

Bianca Frasoldati

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